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Il Portale F.A.C.I.

Rivista L'Amico del Clero
Faci, per «L’Amico del clero» un cammino lungo un secolo

L’anniversario della pubblicazione raccontato in un convegno con il vescovo Giuliodori,
il vescovo Pizziol, don Patriciello, don Giaretti e il vaticanista Accattoli

Dire che qualcuno ha cento anni e li dimostra di solito non è un complimento.
Tranne che nel caso di una testata giornalistica. «L’Amico del clero», organo ufficiale della Faci (Federazione tra le associazioni del clero, è tra queste e le cento candeline le ha spente ieri alla Koiné, con un convegno dal titolo “Un secolo di (in)formazione”, al quale hanno preso parte l’assistente ecclesiastico generale dell’Università Cattolica, il vescovo Claudio Giuliodori, don Maurizio Patriciello, parroco di Caivano nella “Terra dei fuochi” e il vaticanista Luigi Accattoli, presenti il presidente della Faci, don Maurizio Giarretti, e il vescovo di Vicenza, Beniamino Pizziol. Dibattito sospeso tra storia, attualità e futuro e che non ha potuto esimersi da uno sguardo all’ormai imminente summit voluto dal Papa con i presidenti delle Conferenze episcopali nazionali del mondo sulla piaga degli abusi.
A tal proposito monsignor Giuliodori ha ricordato: «Sono state commesse delle leggerezze da parte dei vescovi», negli anni passati, dovute anche alla «necessità di coprire spazi che si sono aperti con il calo delle vocazioni». Il nodo, dunque, è «nei Seminari», per cui «è necessaria una revisione della formazione», così come occorre «non snaturare quella relazione di grande intensità di comunicazione e comunione che caratterizza il ruolo del sacerdote nel rapporto con la comunità». In quest’ottica, ha ricordato, è stato istituito il Servizio Cei per «sviluppare gli anticorpi e le precauzioni dal punto di vista della prevenzione e della valutazione». E anche il summit in Vaticano sarà «un’occasione per andare avanti e ristabilire una condizione di trasparenza e maturità».
Luigi Accattoli si è augurato che gli scandali di oggi diventino per la Chiesa di domani «una vaccinazione» contro la pedofilia, come la Shoà 
lo è stata contro l’antisemitismo. E don Patriciello ha ricordato che anche l’atto turpe di uno solo infanga l’intero corpo ecclesiale. Occorre, è stato detto nel corso del dibattito, fare riferimento al fecondo magistero di Francesco, per far sì che i sacerdoti, lungi da ogni clericalismo, si mettano sempre più a servizio del popolo di Dio e siano espressione di quella «Chiesa in uscita» o «ospedale da campo», tanto cara al Papa. Espressioni queste ultime che non devono restare solo belle immagini, ma essere tradotte in prassi pastorali.
A questo fine «L’Amico del clero» intende dare il suo contributo, sia attraverso una puntuale informazione sulle problematiche tecnico-giuridiche, come è stato fatto negli ultimi anni, sia con interventi di carattere teologico e pastorale, come è nei programmi della redazione. Nata nel 1919, due anni dopo la fondazione della Faci, la rivista ha accompagnato i momenti principali della vita d’Italia e della Chiesa, dalla firma del Concordato al Concilio Vaticano II all’Accordo del 1984 e al "nuovo" sostentamento del clero. Le pubblicazioni non furono interrotte neanche durante la guerra, come documenta una mostra curata da Stefania Careddu che contiene alcune della copertine storiche. A partire proprio da quella inaugurale del 4 gennaio 1919.

L'Avvenire 19/02/2019