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Il Portale F.A.C.I.

Rivista L'Amico del Clero
ASPETTI GIURIDICI DEI PROVVEDIMENTI PER L’EPIDEMIA DI CORONAVIRUS
Chiariamo alcuni aspetti giuridici dei provvedimenti adottati che riguardano le nostre comunità.
Come per tutte le nostre attività, si tratta di inquadrare correttamente i profili civilistici e canonici.
L’esercizio delle nostre attività ha sempre un risvolto sociale, per cui siamo tenuti ad osservare non solo le
norme canoniche ma anche le leggi dello Stato che regolano la materia.
La Disposizione del Consiglio dei Ministri di domenica 8 marzo, per le zone classificate per la diffusione del
virus come rosse e arancione, vieta tutte le cerimonie religiose, comprese quelle funebri. Si tratta di norme
di ordine pubblico. Se non rispettate comportano quanto previsto dall’art. 650 c.p.:
“Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia, sicurezza
pubblica, ordine pubblico o d’igiene, con la pena dell’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206
euro, salvo che il fatto costituisca più grave reato”.
Per noi Parroci è importante sottolineare anche che il soggetto attivo del reato ex art. 650 c.p. è non solo la
persona fisica nei confronti della quale l’ordine è stato emesso, ma anche il legale rappresentante della
persona giuridica, la Parrocchia: pertanto far celebrare una Messa con afflusso di persone da un sacerdote
di passaggio integra la fattispecie anche a carico del Parroco.
Come noto, già l’art. 3 comma 4 del Decreto Legge 23 febbraio 2020 n. 6 richiamava espressamente la
fattispecie di cui all’art. 650 c.p. (cfr. Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza
epidemiologica da COVID-19. (20G00020), (GU Serie Generale n.45 del 23-02-2020).
Va aggiunto che, in caso di violazione delle disposizioni del Consiglio dei Ministri, non è escluso che si possa
anche venire incriminati ai sensi dell’art. 452 c.p., per delitto colposo contro la salute pubblica. La pena
prevista è da 3 a 12 anni di reclusione.
Dopo le disposizioni a carattere locale della Diocesi dove il virus si è più diffuso, la Conferenza Episcopale
Italiana ha indicato con il comunicato stampa n. 11 dell’8 marzo 2020, che “l’accoglienza del Decreto [del
Consiglio dei Ministri di domenica 8 marzo] è mediata unicamente dalla volontà di fare, anche in questo
frangente, la propria parte per contribuire alla tutela della salute pubblica”.
Collegato a queste disposizioni vi è la dispensa dall’osservanza del precetto festivo per tutti i fedeli,
concessa inizialmente da parte dei singoli Vescovi, adesso a livello nazionale dalla Conferenza Episcopale, ex
canone 87: “§1. Il Vescovo diocesano può dispensare validamente i fedeli, ogniqualvolta egli giudichi che ciò
giovi al loro bene spirituale, dalle leggi disciplinari sia universali sia particolari date dalla suprema autorità
della Chiesa per il suo territorio o per i suoi sudditi, tuttavia non dalle leggi processuali o penali, né da quelle
la cui dispensa è riservata in modo speciale alla Sede Apostolica o ad un'altra autorità”.
I Pastori nelle proprie Diocesi possono determinare ancora, mediante disposizioni normative particolari di
carattere legislativo (can. 29 CIC) oppure amministrativo generale (cann. 31-34) o singolare (cann. 48-58) la
direttiva contenuta nel comunicato stampa n. 11 dell’8 marzo 2020.
Ovviamente, la prima motivazione per tutti noi è tutelare la salute, non solo spirituale ma anche fisica, del
nostro popolo, dando esempio con un comportamento responsabile e di fede, come Nostro Signore Gesù ci
ha insegnato.
Mons. Antonio Interguglielmi
Consiglio FIDES