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Il Portale F.A.C.I.

Rivista L'Amico del Clero
Referendum sulle modifiche alla Costituzione: si vota il 4 dicembre

 Nella seduta n. 132 del 26 settembre scorso il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente del Consiglio, ha convenuto sulla data del 4 dicembre 2016 per l’indizione - con decreto del Presidente della Repubblica - del referendum popolare confermativo previsto dall’articolo 138 della Costituzione sulla legge costituzionale recante “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione”, approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016 (per una sintesi della legge costituzionale si rinvia a questo Notiziario OGL n. 5/16, p. 1 ss.).

La scheda elettorale

La scheda elettorale del referendum contiene unicamente un testo sotto forma di domanda: “Approvate voi il testo della legge costituzionale concernente ‘disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del Cnel e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 88 del 15 aprile 2016?". Al di sotto del testo, due caselle da barrare per il "sì" e per il "no".

Il referendum è di tipo confermativo: il cittadino che vota "sì" vota a favore della riforma, mentre chi vota "no" si esprime in senso contrario ad essa. Come per tutti i referendum costituzionali, inoltre, non sarà necessario il raggiungimento del quorum: la riforma passerà semplicemente se i voti a favore saranno più di quelli contrari.

La modifica principale che verrebbe introdotta dalla riforma costituzionale è il superamento del bicameralismo paritario (o “perfetto”) che vige oggi in Italia. Camera dei deputati e Senato hanno gli stessi compiti e gli stessi poteri; con l’approvazione della riforma le funzioni del Senato verrebbero fortemente ridotte e solo la Camera dei deputati potrebbe votare le leggi (salvo poche eccezioni).
L’unico limite che verrebbe posto all’azione legislativa della Camera riguarderebbe la possibilità da parte del Senato di chiedere modifiche alla nuova legge con una votazione a maggioranza assoluta.

In caso di vittoria dei "sì" il numero dei senatori sarebbe fortemente ridimensionato: si passerebbe dagli attuali 315 a 100, 74 dei quali sarebbero consiglieri regionali, 21 sindaci e cinque di nomina del Presidente della Repubblica. I senatori sarebbero chiamati a votare solo in casi del tutto particolari, come per le leggi che regolano i rapporti dello Stato con gli enti territoriali.

Il Senato diverrebbe, di fatto, un rappresentante delle istituzioni territoriali ed eserciterebbe funzione di raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica e tra lo stato e l’Unione Europea.

Fra le altre modifiche, la legge costituzionale prevede la definitiva abolizione delle province (eccetto quelle autonome di Trento e Bolzano), che scompariranno come enti territoriali e verranno sostituite almeno in parte dalle città metropolitane. Nell’ottica della semplificazione e dello snellimento delle istituzioni, sarà abolito anche il CNEL, il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro che ha oggi funzioni di consulenza e iniziativa legislativa in supporto del Governo e delle Regioni.

 

(Consiglio dei ministri, seduta n. 132 del 26/9/16)

OGL  CEI