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Rivista L'Amico del Clero
Provincia Autonoma di Trento: Mozione per il contrasto alle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale

Il Consiglio della provincia autonoma di Trento nella seduta del 10 maggio scorso ha approvato una mozione (n. 126) per il “contrasto alle discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale”, che suscita gravi perplessità. Il documento, dopo aver richiamato il principio di uguaglianza sancito dall’art. 3 della Costituzione, afferma che “il Trentino intende dimostrarsi territorio di democrazia praticata, dove si mettono in atto tutte le azioni necessarie a scongiurare atti e atteggiamenti omofobici verso i cittadini e a far crescere una cultura della pacifica e rispettosa convivenza tra le differenze, affinché il godimento dei diritti civili fondamentali sia veramente assicurato a tutti”. I comportamenti affettivi – si legge nel documento - sono di natura privata e non possono costituire motivo di differenza di trattamento per le persone da parte della comunità. L’orientamento affettivo e sessuale non rappresenta un capriccio o una scelta arbitraria dell’individuo e nulla ha a che vedere con il venir meno di modelli culturali tradizionali di vita e di comportamento, ma è la “ricerca, a volte dolorosa, di una propria identità”. Si esprime quindi la necessità di dotarsi di strumenti volti a prevenire e contrastare la violenza sia fisica sia verbale nei confronti delle persone omosessualità, al fine di “includere” chi rischia oggi di sentirsi emarginato.

In tale prospettiva il Consiglio provinciale impegna la Giunta a promuovere la realizzazione dell'uguaglianza sostanziale tra gli individui, anche della loro dimensione affettiva, e garantire la parità di diritti di ogni persona, considerando ogni discriminazione legata all'orientamento sessuale, all'identità di genere o alla condizione di intersessualità come una violazione dei diritti umani e delle libertà fondamentali e a individuare misure per il superamento delle condizioni di discriminazione fondate sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sull'intersessualità. La Giunta dovrebbe anche promuovere iniziative volte a sensibilizzare sui fenomeni dell'omofobia, della transfobia e del bullismo omofobico, coinvolgendo anche le istituzioni scolastiche e formative, ad evitare ogni discriminazione per l'accesso agli interventi e ai servizi provinciali e a favorire opportunità lavorative ed eventuale riqualificazione professionale delle persone che per motivi derivanti dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere o dall'intersessualità sono discriminate o esposte al rischio di marginalizzazione o esclusione lavorativa. Nei contratti collettivi di lavoro dovrebbe essere prevista l'applicazione di un'aggravante nella sanzione dei casi di discriminazione previsti dall'articolo 21 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. I consultori dovrebbero svolgere attività di informazione, assistenza, sostegno psicologico e consulenza anche in riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere o alla condizione di intersessualità, prevenendo così l’emarginazione sociale.

Infine, all'interno del sistema educativo di istruzione e formazione provinciale si dovrebbero favorire percorsi di crescita liberi da discriminazione determinata dal genere, dalla razza o dall'origine etnica, dalla religione o dalle convinzioni personali, dalla disabilità, dall'età, dall'orientamento sessuale, dall'identità di genere e dall'intersessualità e contrastare eventuali discriminazioni.

 

(Consiglio provinciale di Trento, mozione n. 126, approvata il 10 maggio 2016)

 

O.G.L.  CEI